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venerdì 3 aprile 2015

Ricerca e Sviluppo in Italia: Il Rapporto della CE sulla Crescita 2015

E’ stato pubblicato in questi giorni il Documento di Lavoro dei Servizi della Commissione Europea con il Rapporto sulla Crescita in Ricerca e Sviluppo per l’Italia nel 2015. Questo rapporto viene prodotto annualmente con l’obiettivo di analizzare e monitorare lo stato di crescita economica dei diversi paesi dell’Unione, il Rapporto di quest’anno si focalizza sulla situazione relativa al periodo 2013-2014.

Dal rapporto emerge che l’intensità delle attività di ricerca e sviluppo nel nostro Paese, sia pubblica sia privata, è al di sotto della media europea, anche se alcuni passi per favorire gli investimenti in questo settore sono stati compiuti.

In particolare è significativo il dato relativo all’intensità di ricerca e sviluppo delle imprese italiane, che nel 2013 era pari allo 0,67% contro una media europea dell'1,29%.

Una delle principali criticità riguarda la scarsa collaborazione tra pubblico e privato. Il Rapporto sottolinea a questo proposito che la cooperazione tra i due settori è per lo più sporadica e legata a specifiche iniziative, ma soffre la mancanza di reti e strutture formali consolidate.

Questo fenomeno spiega il dato relativo alle pubblicazioni scientifiche congiunte che – con una quantità pari a 33,4 pubblicazioni per 1 milione di persone in Italia – si attestano nettamente al di sotto della media europea, pari a 52,8.

Più in generale, l’attività di ricerca e sviluppo pubblica finanziata dal settore privato rappresenta solo lo 0,014% del Prodotto Interno Lordo (PIL), a fronte dello 0,051% della media europea.

La quota di finanziamento pubblico destinata all’investimento in ricerca e sviluppo è scesa nel periodo considerato rispetto a quello precedente.


Nel 2014 tuttavia – sottolinea il Rapporto– sono state lanciate una serie di iniziative per promuovere il rilancio del settore, tra cui misure volte a favorire l’accesso al credito da parte delle aziende e strumenti finanziari innovativi.

Il persistere di bassi livelli di crescita della produttività continua a perpetuare gli squilibri macroeconomici dell'Italia, ossia il livello molto elevato del debito pubblico e la debolezza della competitività esterna. Dopo una prolungata contrazione la crescita dovrebbe tornare su valori positivi nel 2015, pur rimanendo ben al di sotto della media UE, e il rapporto debito pubblico/PIL dovrebbe aumentare ulteriormente.

Il livello molto elevato del debito pubblico continua infatti a pesare considerevolmente sull'economia italiana e a rappresentare una delle maggiori fonti di vulnerabilità, specialmente in un contesto di prolungata debolezza della crescita.

La competitività dell'Italia non ha ancora registrato miglioramenti: la debole crescita della produttività continua a spingere al rialzo il costo del lavoro per unità di prodotto, mentre i fattori non di costo restano sfavorevoli.

Inoltre il protrarsi della crisi ha messo in luce i rischi insiti nello stretto rapporto del settore bancario italiano con le imprese nazionali e l'emittente sovrano e gli investimenti sono stati duramente colpiti aggravando il deterioramento a lungo termine della loro qualità.

Date le sue dimensioni, l'economia italiana è una fonte potenzialmente importante di ricadute su altri Stati membri, mentre la sua ripresa dipende da condizioni esterne favorevoli. Le carenze della pubblica amministrazione e del sistema giudiziario compromettono però la qualità del contesto imprenditoriale riducendo la capacità di attuare efficacemente le riforme.

Inoltre la mancanza di concorrenza sui mercati del prodotto, le carenze infrastrutturali e i bassi livelli di spesa per ricerca e sviluppo, in particolare da parte delle imprese, ostacolano la crescita della produttivit e la partecipazione al mercato del lavoro rimane bassa e le politiche attive del mercato del lavoro sono deboli.

Il rapporto evidenzia inoltre come il sistema dell'istruzione italiano continui a soffrire di problemi mai risolti e come il sistema fiscale ostacoli l'efficienza economica accentuando le disparità sociali e regionali

Nel complesso l'Italia sembra aver compiuto qualche progresso nel dar seguito alle raccomandazioni del 2014 ma sembra ancora lunga la strada per raggiungere gli obiettivi prefissati.

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