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martedì 7 aprile 2015

I meccanismi finanziari dell' Unione Europea: Fondi Diretti e Indiretti



Quando si parla di finanziamenti Europei si fa spesso confusione tra fondi Diretti e Indiretti. Cerchiamo di analizzare brevemente le differenze tra questi meccanismi finanziari.

Per raggiungere gli obiettivi strategici di Europa 2020, l’Unione europea si avvale di diverse tipologie di strumenti finanziari, gestiti attraverso un sistema di “responsabilità condivisa” tra la Commissione europea e le autorità degli Stati Membri – gestione indiretta -, o a livello centrale da parte della Commissione europea – gestione diretta.
I fondi Europei sono organizzati in Programmi tematici, dedicati a specifici obiettivi (salute, cultura agricoltura…). All’interno dei Programmi sono organizzati i Fondi e per ogni fondo vengono emanati Bandi che delineano le caratteristiche dei progetti meritevoli di finanziamento e le scadenze per la presentazione delle domande.
La politica dei fondi Europei si sviluppa su periodi di 7 anni. Il nuovo settennato (2014/2020) si impernia su Horizon2020, espressione della politica comunitaria in base alla quale vengono determinati i Programmi e i Bandi.
I fondi Europei si dividono quindi in:
  1. Fondi Diretti erogati e gestiti direttamente dalla Comunità Europea
  2. Fondi Strutturali (o Indiretti) erogati dalla Comunità, ma gestiti dai Paesi membri attraverso i PON (Programmi Operativi Nazionali) e i POR (Piani Operativi Regionali). In Italia vengono gestiti dalle Regioni.                                                                        
I Fondi diretti si dividono in:


§  Programmi Intracomunitari, che coinvolgono i Paesi membri dell’Unione e riguardano politiche interne di interesse europeo (ad esempio le politiche giovanili, la giustizia, l’ambiente, ma soprattutto l’innovazione).

§  Programmi di Cooperazione Esterna, che promuovono la cooperazione dei Paesi membri con Paesi terzi rispetto all’Unione.

Questa tipologia di fondi finanzia progetti di respiro europeo che devono riguardare un’idea innovativa e meritevole di applicazione industriale, ossia remunerativa, e coinvolgere almeno tre partner di 3 Paesi differenti.
La domanda di finanziamento deve descrivere il progetto in tutte le sue parti, compreso il budget e le previsioni di spesa, divise tra i partner.
La Comunità non rimborsa le spese già sostenute all’atto dell’approvazione del finanziamento. Questo significa che il progetto e la spesa vanno descritti nella domanda, ma potranno essere rimborsate solo le spese sostenute dopo l’approvazione del progetto, dietro presentazione della necessaria documentazione.
Normalmente, la Comunità non finanzia la totalità del progetto, ma solo una sua quota parte (anche se Horizon2020 tende a finanziare percentuali vicine al 100%). Alcuni bandi richiedono un cofinanziamento da parte del richiedente.
Tutte le informazioni sui fondi diretti e sui relativi bandi sono reperibili sul sito della Comunità Europea, da cui si può accedere ai siti dedicati ai diversi programmi.


I Fondi diretti sono gestiti direttamente dalla diverse Direzioni Generali (DG) della Commissione europea (ricerca, istruzione, ambiente, trasporti, etc.) o da Agenzie da essa delegate. Si tratta di sovvenzioni o versamenti di natura non commerciale, che devono essere integrati da risorse proprie dei beneficiari. Questo tipo di finanziamenti richiedono la costituzione di partenariati transnazionali. Nei fondi diretti la Commissione europea trasferisce gli importi direttamente ai beneficiari del progetto.

Nell’ambito dei fondi diretti nei programmi tematici le proposte di progetto vanno presentate direttamente alle Direzioni Generali della Commissione europea che gestiscono le singole linee finanziarie o alle Agenzie esecutive da essa delegate.

I Fondi Strutturali (o Indiretti) finanziano progetti più specificamente legati al territorio.
Nei finanziamenti indiretti il budget viene speso attraverso un sistema di “responsabilità condivisa” tra la Commissione europea da una parte, e le autorità degli Stati membri dall’altra. Nei fondi indiretti il rapporto con il beneficiario finale pertanto non è diretto, ma mediato da autorità nazionali, regionali o locali che hanno il compito di programmare gli interventi, emanare i bandi e gestire le risorse comunitarie. I bandi sono perciò decisi e indetti dalle singole Regioni sulla base dei risultati dei cosiddetti Tavoli di Partenariato, ai quali vengono invitate le parti sociali locali per raccoglierne le esigenze.
Le somme erogate sono più modeste rispetto ai fondi diretti, perché pensate per progetti più semplici.
I bandi relativi ai Fondi Strutturali sono normalmente reperibili sui siti delle singole Regioni.
Nei fondi strutturali e di investimento europei i programmi sono in pratica gestiti dalle autorità nazionali e locali ma finanziati dalla Commissione europea attraverso la seguente modalità:
  • la Commissione UE negozia e approva i programmi di sviluppo proposti dai singoli Stati Membri e stanzia le risorse finanziarie;
  • gli Stati Membri e le Regioni gestiscono i programmi, li attuano attraverso la selezione, il controllo e la valutazione dei progetti;
  • la Commissione viene coinvolta nella fase di monitoraggio, si impegna nel pagare le spese approvate ed effettua verifiche attraverso un sistema di controllo.


Per ogni Programma Operativo lo Stato Membro nomina:
  • un’Autorità di gestione (autorità pubblica o organismo pubblico-privato, nazionale, regionale, locale designato dallo Stato membro a gestire il Programma Operativo”);
  • un’autorità di certificazione (un’autorità pubblica o un organismo pubblicoprivato, nazionale, regionale, locale designato dallo Stato membro a certificare le dichiarazioni di spesa e le domande di pagamento prima del loro invio alla Commissione);
  • un’autorità di audit (autorità pubblica o un organismo pubblico-privato, nazionale, regionale, locale funzionalmente indipendente dall’Autorità di Gestione e dall’Autorità di Certificazione, designato dallo Stato membro per ciascun Programma e responsabile della verifica dell’efficace funzionamento del sistema di gestione e controllo).


Nell’ambito dei Fondi strutturali le proposte di progetto vanno presentate a livello locale e regionale alle Autorità regionali e nazionali.
I Fondi Strutturali si articolano in:

Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR): finanzia i settori della comunicazione, dell’energia, dell’istruzione, della sanità, della ricerca e dell’evoluzione tecnologica ed in generale progetti che abbiano riflessi occupazionali sul territorio.

Fondo Sociale Europeo (FSE): finanzia interventi in campo sociale e, in particolare, dell’istruzione.

Fondo di coesione (FS) (l’Italia non rientra tra i beneficiari di questo fondo).



Insieme al Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) e al Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP) rappresenteranno la gran parte dei finanziamenti comunitari, e la maggior parte del totale della spesa dell'UE.

venerdì 3 aprile 2015

Ricerca e Sviluppo in Italia: Il Rapporto della CE sulla Crescita 2015

E’ stato pubblicato in questi giorni il Documento di Lavoro dei Servizi della Commissione Europea con il Rapporto sulla Crescita in Ricerca e Sviluppo per l’Italia nel 2015. Questo rapporto viene prodotto annualmente con l’obiettivo di analizzare e monitorare lo stato di crescita economica dei diversi paesi dell’Unione, il Rapporto di quest’anno si focalizza sulla situazione relativa al periodo 2013-2014.

Dal rapporto emerge che l’intensità delle attività di ricerca e sviluppo nel nostro Paese, sia pubblica sia privata, è al di sotto della media europea, anche se alcuni passi per favorire gli investimenti in questo settore sono stati compiuti.

In particolare è significativo il dato relativo all’intensità di ricerca e sviluppo delle imprese italiane, che nel 2013 era pari allo 0,67% contro una media europea dell'1,29%.

Una delle principali criticità riguarda la scarsa collaborazione tra pubblico e privato. Il Rapporto sottolinea a questo proposito che la cooperazione tra i due settori è per lo più sporadica e legata a specifiche iniziative, ma soffre la mancanza di reti e strutture formali consolidate.

Questo fenomeno spiega il dato relativo alle pubblicazioni scientifiche congiunte che – con una quantità pari a 33,4 pubblicazioni per 1 milione di persone in Italia – si attestano nettamente al di sotto della media europea, pari a 52,8.

Più in generale, l’attività di ricerca e sviluppo pubblica finanziata dal settore privato rappresenta solo lo 0,014% del Prodotto Interno Lordo (PIL), a fronte dello 0,051% della media europea.

La quota di finanziamento pubblico destinata all’investimento in ricerca e sviluppo è scesa nel periodo considerato rispetto a quello precedente.


Nel 2014 tuttavia – sottolinea il Rapporto– sono state lanciate una serie di iniziative per promuovere il rilancio del settore, tra cui misure volte a favorire l’accesso al credito da parte delle aziende e strumenti finanziari innovativi.

Il persistere di bassi livelli di crescita della produttività continua a perpetuare gli squilibri macroeconomici dell'Italia, ossia il livello molto elevato del debito pubblico e la debolezza della competitività esterna. Dopo una prolungata contrazione la crescita dovrebbe tornare su valori positivi nel 2015, pur rimanendo ben al di sotto della media UE, e il rapporto debito pubblico/PIL dovrebbe aumentare ulteriormente.

Il livello molto elevato del debito pubblico continua infatti a pesare considerevolmente sull'economia italiana e a rappresentare una delle maggiori fonti di vulnerabilità, specialmente in un contesto di prolungata debolezza della crescita.

La competitività dell'Italia non ha ancora registrato miglioramenti: la debole crescita della produttività continua a spingere al rialzo il costo del lavoro per unità di prodotto, mentre i fattori non di costo restano sfavorevoli.

Inoltre il protrarsi della crisi ha messo in luce i rischi insiti nello stretto rapporto del settore bancario italiano con le imprese nazionali e l'emittente sovrano e gli investimenti sono stati duramente colpiti aggravando il deterioramento a lungo termine della loro qualità.

Date le sue dimensioni, l'economia italiana è una fonte potenzialmente importante di ricadute su altri Stati membri, mentre la sua ripresa dipende da condizioni esterne favorevoli. Le carenze della pubblica amministrazione e del sistema giudiziario compromettono però la qualità del contesto imprenditoriale riducendo la capacità di attuare efficacemente le riforme.

Inoltre la mancanza di concorrenza sui mercati del prodotto, le carenze infrastrutturali e i bassi livelli di spesa per ricerca e sviluppo, in particolare da parte delle imprese, ostacolano la crescita della produttivit e la partecipazione al mercato del lavoro rimane bassa e le politiche attive del mercato del lavoro sono deboli.

Il rapporto evidenzia inoltre come il sistema dell'istruzione italiano continui a soffrire di problemi mai risolti e come il sistema fiscale ostacoli l'efficienza economica accentuando le disparità sociali e regionali

Nel complesso l'Italia sembra aver compiuto qualche progresso nel dar seguito alle raccomandazioni del 2014 ma sembra ancora lunga la strada per raggiungere gli obiettivi prefissati.